domenica 22 maggio 2011

Per mandare all'aria tutto basterebbe anche un momento


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Non sto qui a dissertare sul significato e sulle varie implicazioni di quella che considero la mia canzone preferita, vorrei solamente specificarne la curiosa genesi che ha avuto, all’interno di un contesto del tutto inusuale alle mie abitudini.

Aprile 2002. Per un motivo e per un altro mi ritrovo (forzatamente) all’interno di un disco-pub (osceno) in un quartiere di Roma che nemmeno ricordo, forse San Lorenzo.Ricordo però che il nome del locale era “Il moro”.

I miei amici si danno alle danze mentre io, bastian contrario, mi accingo al bancone ad accaparrarmi la mia legittima consumazione.

Un Gin lemon, di quelli che ti fanno stringere gli occhi per quanto sono potenti.

Comincio a sorseggiare la mia aspra bevanda mentre osservo gli altri apparentemente felici di ballare al ritmo di qualche sfigata hit da discoteca.

Osservo attentamente un po’ di situazioni: ai tavolini la gente non fa altro che parlare, non vedi nessuno pensare, riflettere.

Quelli che ci provano con le ragazze non fanno altro che ostentare sorrisi.

Gli altri, ovviamente, ballano su qualsiasi brano venga propinato.

Faccio quindi una rapida sintesi mentale: “Qui al massimo parlano, ridono, ballano. Io sto zitto, penso e sto fermo. Come mi sento diverso.”

“Eppure”- ho pensato – “la discoteca è una perfetta metafora della società: ci si muove, si va avanti e non ci si ferma più a pensare, ad apprezzare la diversità”.

Il resto è venuto da sé in poche settimane…


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